Il mantra degli adolescenti drogati di Twitter fino a slogarsi i pollici e con le pupille incollate a YouTube piuttosto che alla televisione va ridimensionato. E di molto.
L'ultimo rapporto Nielsen "How teen use the media" presentato un paio di giorni fa a NY ribalta molti dei luoghi comuni che - guarda caso - gli stessi old media hanno contribuito a costruire. I dati naturalmente riguardano gli Usa, ma è quei dove i nuovi media hanno maggior penetrazione.
Ecco qualche punto da ricordare:
- I ragazzi non stanno abbandonando la tv per i nuovi media. Anzi, sono più che mai incollati al piccolo schermo, che segna un bel +6% negli ultmi 5 anni in Usa.
- Gli adolescenti sono pazzi del web. Vero, ma navigano molto meno degli adulti (11 ore e mezza contro le oltre 29 dela media generale)
- I giovani guardano molti meno video online (35% in meno rispetto alla fascia 25-34 anni) ma sono molto ricettivi alle pubblicità
- Udite udite... leggono i giornali (quelli di carta, sì!!!), ascoltano la radio (quella a onde radio non sul web!) e sono più attenti della media all'advertising.
- Videogame: ci giocano e parecchio ma non cercano tutti di massive shooter tutti spari, sangue e combattimenti. Sono appena 2 dei top five giochi hanno infatti un rating "per adulti"
- Per quanto riguarda Tv e siti web, almeno negli Usa, i gusti dei ragazzi non sembrano poi molto diversi da quelli dei genitori... Lo show più visto è American Idol, Google i sito più visitato e i film drammatici restano i più visti.
Insomma, per editori e giornalisti c'è parecchio su cui riflettere...
Il Ccs, lo stoccaggio sotterraneo della CO2 è stato sbandierato come la soluzione verde per la Germania e molti dei Paesi sviluppati fortemente dipendenti dai combustibili fossili, ma queste soluzioni non sono mai solo questione di tecnologia.
Analogamente a nucleare, eolico e inceneritori, senza il consenso locale si fa ben poco. Der Spiegel (da cui proviene l'illsutrazione qui accanto) spiega come l'opposizione degli abitanti di Sylt, una piccola isola del mare del Nord molto popolare per il turismo, sta diventando il terreno di scontro e dimostrazione di molti oppositori dei nuovi impianti Ccs.
Una lezione importante e da ricordare nei grandi progetti innovativi.
Se ne parlava da un po' e perfino l'amministrazione Usa ha obbiettato alla volontà di Pechino di controllare pesantemente la Rete. Bbc riporta del piano per la diffusione della Muraglia Verde, un software che dovrebbe essere installato in ogni pc venduto nella Repubblica Popolare e ieri lo ha riportato TechCrunch. Adesso arrivano i primi mail ed sms di amici residenti in Cina che, colti alla sprovvista dal blocco, non riescono più ad accedere ai propri account e documenti online... Decisamente Evil...
Ecco uno dei messaggi che arrivano da oltre la Muraglia (verde):
"Buon mattino,
Google è stato bloccato in Cina - lo temevo, ti spiegherò perchè, ma da scema non mi sono preparata...
Ti avvisavo perchè ho bisogno urgentemente del tuo aiuto per entrare nel mio account, impostare il forward automatico su questa email di emergenza yahoo, inoltrarmi la posta ricevuta da ieri dopo il blocco - le 20.15 circa, e pure qualche altro messaggio precedente.
Ho non poche pendenze da terminare e sono tutte in Gmail!!!!!!
Ciao, grazie e a dopo"
A quando un oscuramento di Twitter?
In questi giorni a Milano, Ragnarock, il festival delle colture nordiche, ha visto diverse testimonsianze sull'esperienza danese nella lotta al cambiamento climatico e nell'abbattimento delle emissioni di CO2. Copenhagen a dicembre ospiterà il Cop15, la conferenza sul cambiamento climatico, ma la l'esperienza danese è stata costruita nel tempo e sta portando molto vantaggi economici. Tra cui la crescita economica positiva nonostante (o proprio per?) la riduzione delle emissioni.
Copenhagen, tra l'altro, l'anno scorso è stata dichiarata città più vivibile dell'anno per servizi, cultura e standard ambientali... A Milano, capitale dell'innovazione italiana e futura sede di un Expo dedicato allo sviluppo sostenibile, la qualità dell'ambiente sembra lasciare molto a desiderare.
A breve dovrebbero arrivare i dati del primo anno dello studio Tosca condotto dal Centro Polaris dell’Università di Milano-Bicocca. Tosca, per la prima volta esamina le ricadute del particolato di Milano sulla salute umana. Sotto i riflettori ci sono l'inquinamento da PM10 estivo che produce, sulle cellule alveolari dei polmoni, tossicità e infiammazione più rilevanti rispetto al PM10 invernale. Mentre il PM 2.5 (particelle più piccole) invernale ed estivo induce una risposta infiammatoria meno importante rispetto al PM10 e, più in generale, il PM2.5 risulta meno tossico per le cellule rispetto al PM10. I ricercatori stanno ora valutando gli andamenti dei ricoveri e del consumo di farmaci respiratori oltre ai 15mila ricoveri ospedalieri e 1,5 milioni di prescrizioni per valutare eventuali variazioni imputabili all’inquinamento atmosferico.
I livelli di particolato fine sotto la Madonnina - qui sotto un grafico proveniente dallo studio Tosca - sono però già abbastanza inquietanti. Nonostante l'Ecopass non sembra ci sia nessun miglioramento dell'aria...
Dal prossimo 1 luglio, l'Associated Press comincerà a diffondere alle 1500 testate abbonate ai suoi feed anche i contenuti prodotti da quattro istituzioni per il giornalismo non-profit, riferisce Richard Perez-Pena sul Nyt. I magnifici quattro sono Center for Public Integrity, the Investigative Reporting Workshop at American University, the Center for Investigative Reporting, e ProPublica, creato dai coniugi Sandler, ex-Ceo della Golden West Financial che sostengono il progetto con 10 milioni di dollari l'anno.
L'idea è contribuire a riempire i vuoti lasciati dai modelli di business tradizionali del giornalismo "for profit" che, almeno negli Usa, sembra riconoscere queste sue lacune e accetta di pubblicare le storie investigative.
Per adesso, spiegano ad Ap, si tratta di un'esperimento di sei mesi. Poi, a fine anno, se le cose andranno come si spera, la distribuzione potrebbe venire allargata anche ad altre non-profit e ad altri clineti come le tv generaliste.
Complice la crisi insomma, i nuovi contenuti sembrano sempre più richiesti e apprezzati dalle testate. C'è da sperare che questa contaminazione diventi permamente e i prossimi progetti editoriali, da entrambe le parti dell'Atlantico, mirino a (re)integrare anche il giornalismo investigativo e non come un modo per tagliare le redazioni all'osso e avere comunque inchieste esclusive da terzi...
Il settimanale tedesco "Der Spiegel" riporta un'interessante proposta di avere una scatola nera in collegamento streaming per conoscere i dati di volo degli aerei in tempo reale. In effetti, le scatole nere quando servono sono quasi sempre introvabili...
Bell'intervento di Lucio Caracciolo, direttore di Limes, al Festival dell'Economia di Trento sull'identità Europea. Molte delle cose erano state preannunciate da Repubblica, ma è stato molto intressante sentirlo riflettere direttamente. Il tema si dirà, è antico e rimanda all'impero carolingio, ma il suo impatto è quanto mai attuale visto che siamo alla viogilia dell'appuntamente del Trattato di Lisbona.
Per Caracciolo questo non ha dignità di costituzione e non è pensabile vedere quella europea come un'identità comune per 27 e più popoli diversi. A meno di non partire dall'idea di un'identità imntesa in senso larga come un destino comune di popoli anche molto diversi. Un'identità che si proietta necessariamente nel futuro comune. Una dimensione di cui parlano soprattutto burocrati e politici (e spesso nemmeno tanto bene...). Soprattutto un'idnetità che richiama i valori e gli scopi di tre padri fondatori dell'Europa moderna: De Gasperi, Adenauer e Schumann, tre veri uomini di frontiera e cioè ponte tra diverse ere, culture e territori.
Internet si sa è un meandro maleodorante e tenebroso pieno di hacker pronti a verminizzare i nostri dischi rigidi, rubarci l'identità e la carta di credito e, perché no, adescare minorenni (senza nemmeno il bisogno che inviino un book footografico...). E i social network, FaceBook in testa, non fanno eccezione. Perfortuna però molte menti illuminate hanno cominciato a contestare questi strumenti contro(per)versi e ci stanno mostrando la via verso la salvezza: suicidare il proprio profilo, avatar o quello che sia. L'ultima puntata di questa tendenza è riportata oggi da Elvira Serra sul Corriere (Relazioni pericolose e web-dipendenti Nasce il partito dei nemici di Facebook ).
Francamente i toni fanno sorridere e ricordano chi liquidava l'invenzione del telefono come un semplice passatempo da donnicciole, che mai e poi mai sarebbe stato utilizzato dagli uomini d'affari per discutere cose importanti.
Meno esilarante è il fatto che i pochi dati nunmerici del pezzo facciano riferimento ai 4mila amici della Daria Bignardi si FB, mentre ci si dimentica di dire che gli utenti sono letteralmente esplosi in Italia nell'ultimo anno e ora sono oltre 10 milioni.
Dieci milioni di superficialoni vittime della tecnologia? Può darsi. Ma questi che in fondo sono un italiano su sei potrebbero essere un gruppo molto più articolato. Che magari ha capito che la tecnologia non è artificialità, ma seconda natura, come nota oggi sul "Domenicale" Pascal Bruckner. O che magari hanno una corteccia prefrontale più sviluppata e quindi sono più socievoli - anche online, non solo online - perché delle "people-person" come descrive uno studio Usa riportato oggi da Repubblica.