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Alba italiana vista dall’Europa

"Sobering" è l’aggettivo con il quale stamattina mi hanno svegliato i miei neuroni. E in effetti la sensazione è quella di aver smaltito una sbornia svegliandosi in "un paese (quasi) normale" come spiega Gramellini su "La Stampa".
Anche se "No hay dos sin tres" secondo "El Pais", la sensazione è un po’ quella del contropiede perché, al di là di chi ha vinto, gli exit poll hanno di nuovo rilevato che gli italiani non dicono chi votano; gli schieramenti si sono (finalmente) compattati malgrado una legge elettorale che doveva spingere verso le ampie alleanze, la Lega – "régionaliste, xénophobe et antieuropéenne" precisa "Le Monde" sembra più forte che mai e non c’è più nemmeno un comunista in Parlamento.
Quello che ci aspetta è un quinquennio ancor più conservatore  dei cinque  "tumultuous years" fino al 2006 – avverte da Londra "The Guardian" visto che sono spariti i moderati di Casini. Il quotidiano britannico sottolinea i problemi del Belpaese che dovrà fare i conti non solo con i rifiuti campani e l’Alitalia, ma soprattutto con il rilancio di un’economia che l’anno scorso si è fatta superare dalla Spagna. Insomma un Paese "en plein marasme" come sottolinea anche Libé.
Che saranno cinque anni duri lo ha ammesso anche il neopremier ieri sera, ma basteranno per risalire la china? Quest’anno il Fondo monetario internazionale prevede per la Penisola una crescita dello 0,3% contro l’1,4% dell’Europa dei 15 sottolinea "Der Spiegel".