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Serendipity di Guido Romeo

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Religione + alzheimer = bufala perfetta per i media

Essere religiosi aiuta a contrastare le malattie neurodegenerative? La domanda è stuzzicante perché su che cosa succeda esattamente nel cervello e nella mente di chi prega i sono molte ricerche serie in corso come quelle di Richard Davidsonpresso l'Università di Madison-Wisconsinsull'attività cerebrale dei monaci tibetani.

Perciò, quando la settimana scorsa nella casella della mail è arrivato un comunicato stampa dell'Università di Padova intitolato: "ALZHEIMER, LA RELIGIONE RALLENTA LA PROGRESSIONE" e che spiegava come "La religiosità, intesa come attitudine alla religione o spiritualità, rallenta la progressione della demenza senile" citando uno studio pubblicato su una bella rivista come «Current Alzheimer Research», sono saltato sulla sedia.

Era decisamente una bella notizia… (anche per me che non credo), ma come tutte le belle notizie c'è da chiedersi se è vera. Perché francamente suono perfetta per andare drittta dritta in pagina…

Le bufale in questo campo non mancano come ho raccontato in passato su Nòva24-Sole24Oree discusso a NòvaLab con Paolo Attivissimoe Massimo Polidoro.

Leggo il comunicato stampa disponibile anche sul sitodell'ateneo e mi sale l'aquolina in bocca…

Il testo spiega che i ricercatori padovani hanno monitorato per 12 mesi un gruppo di 64 pazienti, tutti affetti dall'inguaribile morbo riscontrando che:  "I malati di Alzheimer appartenenti al gruppo con basso livello di religiosità hanno avuto nel corso dei 12 mesi una perdita delle capacità cognitive del 10% in più rispetto a quelli con un livello di religiosità medio-alto".

Fin qui interessante, ma in fondo atteso. E' noto che i malati di Alzheimer che godono di interazioni sociali peggiorano più lentamente.

Ma il professor Enzo Manzato, uno degli autori dello studio, precisa che: "È noto che gli stimoli sensoriali provenienti da una normale vita sociale rallentano il decadimento cognitivo, ma nel caso dello studio riportato sembra essere proprio la religiosità interiore quella in grado di rallentare la perdita cognitiva".

A questo punto decido di leggere il paper originale della rivista che è anche ben quotata con un impact factordi 4.132.

E qui arrivano le sorprese!

1) I ricercatori hanno trovato un'associazione e non una correlazione tra l'essere religiosi e la progressione più lenta dell'Alzheimer. Non c'è quindi un legame causale netto come invece titolato nel comunicato.

2) Gli autori sono molto chiari e onesti nel dire che, purtroppo, non hanno gli strumenti per isolare l'importanza delle interazioni sociali nel rallentamento della malattia. Ovvero non distinguere quanto pesi andare a messa, interagire con altre persone nel corso dei riti religiosi e quanto le credenze individuali. Purtroppo non è quello che dice il Prof. Manzani che, intervistato dall'ufficio stampa si sbilancia nettamente dicendo che: "Non si tratta quindi di una ritualità cui si associano determinati comportamenti sociali, bensì di una vera e propria tendenza a “credere” in una entità spirituale".

3) Manzani non è nè "primo autore", nè "ultimo nome" (le posizioni solitamente riservate a chi ha effettivamente svolto la ricerca e a chi l'ha supervisionata, tipicamente il capo del laboraratorio), quindi forse non è il più titolat per spiegare il significato di questi studi.

Conclusione: è una balla e, per quanto andare in chiesa e stare in mezzo a familiari e amici faccia bene a questi malati (ma allora anche andare allo stadio o giocare a bocce?), i ricercatori non hanno provato proprio nessun ruolo causa-effetto della religiosità interiore…

A questo punto decido di discuterne con un po' di colleghi in rete, e che comunque non se ne fa nulla per un pezzo o per un post.

Resto però in ascolto, perché l'amo è gettato e c'è l'occasione di un piccolo "media study" in tempo reale.I

E i media generalisti infatti non tardano ad abboccare. Qualche giorno dopo ecco che cosa si può leggere online su siti di giornali e agenzie nazionali, poi rilanciati da blog e portali senza particolari critiche.

Direi che il risultato è netto. La ricerca della visibilità vince, la corretta informazione ci perde.


ALZHEIMER: UNIVERSITA' PADOVA, RELIGIOSITA' RALLENTA PROGRESSIONE. (ASCA) -
Padova, 26 gen – La religiosita', intesa come attitudine alla religione o

La religiosità rallenta demenza senile – Corriere della Sera

Porzione di un cervello colpito da Alzheimer (a sinistra) e di uno sano (a
destra) … 

Religiosita' rallenta demenza senile – Scienza e Medicina – ANSA.it
VENEZIA – La religiosità, intesa come attitudine alla religione o
spiritualità, … Enzo Manzato e pubblicato sulla rivista 'Current
Alzheimer Research'


Il Tempo – Servizi – News di AdnKronos
Ricerca: Universita' Padova, la religione rallenta l'Alzheimer. Padova, 26
gen. (Adnkronos) – La religiosita', intesa come attitudine alla religione o


Commenti

Guarda che nemmeno la correlazione, per quanto alta, indica nettamente una causa. Due cose strettamente correlate possono ad esempio essere conseguenze di un terzo elemento. O le cose possono essere molto più complicate di così.
Bel post. Dettagliato, con i link alle fonti. Mi ci sono imbattuta dopo aver letto un trafiletto sulla "miracolosa scoperta". Non c'è niente di meglio che illudere la gente che la religione gli risparmi anche le malattie (ps: ma non è poi lo stesso creatore che gliele manda??) Poco tempo fa mi sono ritrovata nel bel mezzo di un dibattito sul metodo scientifico e la psicologia. Non vedo l'ora di portare il famoso trafiletto e le tue considerazioni sulla mia tavola rotonda. Un caro saluto, Rossella
@Giulio: verissimo. Il punto che mi preme sottolineare però è che a questa considerazione non ci è proprio voluto arrivare nessuno. Magari in redazione ci si ponesse di queste domande prima di riprendere pedissequamente certe non-notizie. @Rossella. Grazie. Purtroppo però la bufala continua a pascolare e ingrassa... Ma forse meglio così. Ci saranno altre occasioni di "debunking".