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Ogm, salviamo Carlo Petrini dalle sue patate

"Carlin" Petrini, fondatore del movimento Slow Food è bravissimo a coinvolgere i non addetti ai lavoro sui temi più tecnici dell'agricoltura e dell'ambiente, ma c'è da essere preoccupati per la sua salute...

Poco fa, discutendo con un ricercatore che di biotecnologie agricole si occupa per mestiere siamo finiti a parlare dell'ultimo intervento di "Carlin" sulla prima pagina di Repubblica: SE L' UOMO SI FA DEL MALE.

Carlin la tira per i capelli (e c'infila anche qualche inesattezza fattuale: la famigerata patata "Amflora" autorizzata per gli usi industriali dopo 14 anni di esami da Bruxelles non serve a produrre cellulosa, ma amido), ma soprattutto ci regala una pericolosa castroneria!
Questa volta non di chimica, ma proprio della più tradizionale agronomia... della quale dovrebbe essere il paladino.

Ma ecco il passaggio "incriminato":

"Una patata la cui pianta però ha delle foglie, oltre gli scarti di lavorazione, le quali resterebbero inutilizzate senza l' autorizzazione per l' alimentazione animale arrivata ieri. Gli animali poi li mangiano gli uomini e quindi, indirettamente, mangeremo le foglie di una patata modificata con un gene resistente agli antibiotici, cosa espressamente vietata dal 2001".

Ora, qui sembra di capire che per Petrini sia normale dare da mangiare le foglie di patate non Ogm ai suoi animali...

La cosa è bizzarra per due ragioni.

1) una volta raccolti i tuberi non hanno praticamente più foglie e quelle che rimangono sono ormai secche (come nella foto) eImage_05 senza valore nutritivo (strapparle prima infatti significherebbe sottrarre energia al tubero e quindi ottenere meno prodotto). Quindi cosa mangiano gli animali di Petrini?

2) se "Carlin" sacrifica l'accrescimento dei suoi tuberi per metterne le foglie verdi nella mangiatoia dei suoi animali c'è veramente da preoccuparsi per loro (e da denunciarlo per maltrattamento...) e per lui. Le foglie fresche delle patate, come quelle di molte solanacee contengono glicoalcaloidi fortemente tossici per l'uomo e per gli animali che possono provocare la morte.

C'è veramente da sperare che il fondatore di Slow Food sia scivolato su una buccia (di patata?) e non sottoponga i suoi animali a simili trattamenti, perché altrimenti ci sarebbe da dubitare sulla sua competenza in materia agronomica e zootecnica...


PS: nel pezzo ci sopno comunque altri punti che vale la pena approfondire. Ad esempio quando Petrini osserva che "la superficie coltivata a OGM nel continente (Ndr: Europa) si è ridotta del 12% (secondo il rapporto 2009 dell' Isaaa, International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications)".

Come poteva essere altrimenti vista le legislazioni nazionali e regionali come quella italiana che impediscono semine Ogm? Petrini non è giornalista e quindi legittimamente porta acqua al suo mulino, ma per completezza d'informazione va detto che, proprio secondo il rapporto Isaaa citato la superficie seminata con sementi Ogm è aumentata del 13% nel 2009 nei Paesi in via di sviluppo rispetto all'appena +3% (2milioni di ettari) nei Paesi industrializzati. Il che vuol dire che il 46% della superficie mondiale seminata a Ogm è nei Pvs.