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Elezioni Usa, il finto scandalo delle mail di Hillary Clinton

Un oltraggio agli americani, alto tradimento, un reato da corte marziale… il caso delle email della prima candidata donna alla Casa Bianca hanno dominato il dibattito elettorale ed è stato uno dei cavalli di battaglia preferiti di Trump. E apparentemente uno dei più fondati, visto che Politifact ha mostrato che il 60% delle cose che ha detto il candidato repubblicano sono menzogne. O no?

Ovvero, se è un oltraggio così grave alla sicurezza nazionale perché Clinton, ancora oggi, non è indagata? Trump sostiene che questa è la conferma di un sistema asimmetrico che favorisce la nominata democratica, ma pochi sono finora entrati nel dettaglio di cosa ha davvero combinato Clinton. Lo ha fatto, alcuni giorni Matthew Yglesias per Vox con un pezzo molto dettagliato (anche se un po’ simpatizzante) sull’inconsistenza dello scandalo.

Personalmente, la cosa 14601079_10157689978355029_3443027542400423371_nmi sta molto a cuore per due ragioni. La prima è che, avendo anche la cittadinanza statunitense da più di 20 anni voto anche oltreoceano. La seconda è che, come co-fondatore di Diritto Di Sapere e come giornalista, l’accesso all’informazione mi sta molto a cuore. Trovarsi perciò di fronte a un candidato che usa un server privato per gestire le proprie mail e in questo modo sembra sfuggire al Foia, è stato problematico.

Perfortuna Vox fa un po’ di chiarezza e mette le cose in prospettiva mostrando la notizia che non era. Ecco i punti salienti da ricordare.

1. Cosa. Oltre al suo indirizzo @state.gov, Clinton ha usato non solo un’email privata (per esempio un gmail) ma anche un server privato (quello della Fondazione Clinton).

2. Perché. Lo ha fatto perché i server di state.gov non consentono di gestire la posta da dispositivi non governativi e quindi sarebbero serviti due telefonini. Sembra una cavolata, ma chi lo ha provato sa che è una seccatura infinita…

3. Perseguibilità. Si tratta di un’infrazione a un regolamento, ma a nessuna legge e Clinton non è la prima a farlo. Il repubblicano Colin Powell (sì quello del finto antrace in Iraq…) faceva lo stesso.

4. Contenuti. Clinton ha da tempo consegnato le sue email all’Fbi. Le migliaia di email cancellate che Trump cita sempre sono sue personali. L’Fbi non ha riscontrato sottrazione di contenuti.

5. Foia. È vero, su un server privato le mail non cadono sotto il Foia, ma essendo le corrispondenze di Clinton, in quanto segretario di Stato, dirette ad altri membri dell’amministrazione, questi contenuti sono anche su server di state.gov e quindi accessibili tramite una richiesta Foia (se non schermati da eccezioni come la sicurezza nazionale etc).

Detto ciò, Clinton non è condannabile ma certamente censurabile ma pone anche un tema importante di adeguamento tecnologico dei sistemi. Certamente con Madeleine Albright, che semplicemente non usava l’email, tutto era più facile.