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Scoop di Rsf: le direttive di Pechino per chi parla con i giornalisti

I brutti vizi sono duri a morire. Le Olimpiadi che dovevano celebrare la modernizzane della Cina sono quasi finita, ma Réporters sans frontieres pubblica una serie di documenti che riportano indietro di decenni, a quando ai cittadini cinesi non era nemmeno permesso parlare con uno straniero, peggio ancora se occidentale. L’associazione di Robert Ménard – che da tempo usa toni durissimi contro Pechino – rivela che le autorità cinesi hanno raccomandato alle proprie forze di polizia di non intralciare il lavoro dei giornalisti (una decina sono stati comunque malmenati…), ma di indagare con attenzione su chi parlava con loro. Viene subito da chiedersi come può lavorare un giornalista che con la sua sola presenza mette in pericolo chi lo avvicina… ma vabbè.

Ecco intanto le copie dei report ottenuti da Rsf. In Mandarino, ma il sito dell’associazione fornisce la traduzione dei passaggi più importanti.

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